Ci sono ingredienti che adoro cucinare ma che, quando arrivano dal pescivendolo, richiedono un minimo di organizzazione prima ancora di accendere i fornelli. Le seppie fresche sono esattamente così.

Mi piacciono perché sono versatili, saporite e possono diventare un piatto elegante con pochi ingredienti. Però basta una distrazione durante la pulizia per ritrovarsi con le dita nere, il tagliere macchiato e qualche schizzo d’inchiostro comparso misteriosamente dall’altra parte della cucina. E quasi sempre succede per la fretta.

La vera differenza non la fanno strumenti professionali o tecniche complicate, ma una cosa molto più semplice: fermarsi due minuti, organizzare il piano di lavoro e sapere cosa cercare prima di iniziare. Soprattutto quando preparo le mie seppie ripiene al forno con quinoa, erbe e salsa leggera al limone, dove ho bisogno che il corpo della seppia resti perfettamente integro per accogliere il ripieno.

Seppie ripiene al forno con quinoa, cipolla rossa e salsa al limone
Ripieno dorato, cipolla fresca e una salsa al limone leggera.

Prima di cominciare

Come riconosco seppie davvero fresche

Una buona pulizia comincia dal banco del pesce. Una seppia fresca ha la pelle lucida e brillante, con i colori ancora vivi, la carne soda ed elastica al tatto, gli occhi lucidi e un odore delicato di mare. Se la pelle è opaca, la carne molle o l’odore è forte e sgradevole, preferisco lasciarla dov’è. E se il pescivendolo si offre di pulirla, va benissimo, ma per le seppie ripiene chiedo sempre di lasciare il corpo intero.

Preparo la postazione

Una delle cose che ho imparato è che le seppie non amano l’improvvisazione. Se inizio a pulirle e poi mi metto a cercare forbici, ciotole e carta da cucina, il rischio di fare disastri aumenta parecchio. Quindi preparo tutto prima:

  • un tagliere stabile, meglio se di plastica: il legno tende a macchiarsi e trattiene gli odori;
  • un coltellino affilato, come uno spelucchino, e un paio di forbici da cucina;
  • una ciotola per gli scarti e una per le seppie già pulite;
  • qualche foglio di carta da cucina per asciugarle;
  • dei guanti, se devo pulirne diverse: non sono indispensabili, ma quando l’inchiostro finisce sulle dita ci mette un po’ a convincersi ad andarsene.

E soprattutto libero il lavello e il piano di lavoro. Quando pulisco il pesce mi piace avere spazio: meno cose ci sono intorno, meno probabilità ho di ritrovarmi una maniglia o un cassetto decorati di nero.

Come pulisco le seppie, passo dopo passo

Seppioline pulite e spellate disposte su un piatto nero, con lime, pepe rosa e coriandolo sullo sfondo
L’obiettivo della pulizia: corpo integro, niente pelle e nessuna traccia di nero.

1. Separo la testa dal corpo, senza fretta

Non afferro mai la seppia con forza. La appoggio sul tagliere e separo delicatamente la testa, con i tentacoli, dal mantello, cioè la parte che forma il corpo. Tiro con calma e senza strappi: molto spesso le interiora vengono via insieme alla testa. Ed è proprio qui che rallento, perché tra quelle strutture c’è anche la sacca del nero.

2. Individuo la sacca del nero

Se dovessi indicare il momento più delicato, sarebbe questo. La protagonista di quasi tutti gli incidenti in cucina è la sacca dell’inchiostro: piccola, fragile, di un colore argenteo e scuro, nascosta tra gli organi interni. Se viene schiacciata, la cucina te lo farà sapere immediatamente.

Per questo la cerco prima di manipolare il resto delle interiora. Quando la individuo decido cosa farne: se voglio usare il nero per un’altra preparazione, come una pasta o un risotto, la stacco con delicatezza e la metto da parte in una ciotolina; altrimenti la elimino insieme agli scarti, facendo attenzione a non romperla. Per le mie seppie ripiene mi concentro sul mantello e sulla sua integrità, quindi il nero non è una priorità.

3. Tolgo l’osso interno

Ora arriva la parte che mi interessa di più: devo ottenere una specie di sacchetto naturale da riempire. Dentro la seppia c’è una struttura rigida che tutti conosciamo come osso di seppia. Passo le dita all’interno del mantello, lo individuo facilmente e lo estraggo con delicatezza dall’apertura. Se sento resistenza non tiro: cerco di capire dove è rimasto agganciato, perché uno strappo troppo energico può rompere proprio la parte che voglio conservare.

4. Controllo e sciacquo l’interno

Una volta tolto l’osso guardo sempre dentro il mantello, alla ricerca di residui interni o tracce di sabbia. Se serve faccio un passaggio sotto l’acqua corrente fredda. Rapido davvero: non lascio la seppia sotto il rubinetto per minuti, mi interessa solo eliminare quello che vedo.

5. Pelle sì o pelle no?

Dipende dalla ricetta. Per le seppie ripiene mi piace spesso eliminarla, perché il risultato è più uniforme. Se trovo facilmente un lembo da sollevare, magari aiutandomi con un po’ di carta da cucina per fare presa, procedo. Se invece viene via con difficoltà e rischio di danneggiare il mantello, la lascio. La perfezione estetica non vale una seppia rotta.

6. La asciugo bene

È uno dei dettagli più sottovalutati. Dopo il risciacquo tampono sempre la seppia con carta da cucina, dentro e fuori. Una seppia bagnata rilascia più liquidi in cottura e rende più difficile ottenere una bella doratura. Una volta asciutta la metto nella ciotola delle seppie pulite e passo alla successiva.

E se non devo riempirle?

Quando le seppie non vanno farcite, tutto diventa più semplice. Per la mia fregola con seppie e piselli, per esempio, il corpo va tagliato a cubetti di circa 1,5 cm, quindi non devo preoccuparmi di conservare il sacchetto intatto. In questi casi incido il mantello per il lungo, lo apro a libro e ho tutto sotto gli occhi: l’osso si sfila senza fatica, le interiora si staccano con più controllo e la sacca del nero si vede subito. Per chi pulisce le seppie per le prime volte, è anche il modo migliore per prendere confidenza.

Fregola con seppie e piselli al pomodoro in piatto fondo
Fregola cremosa al pomodoro con seppie, piselli e prezzemolo fresco.

Testa e tentacoli: non sono scarti

Molte persone pensano che testa e tentacoli vadano buttati. In realtà possono diventare una parte preziosa della ricetta: basta pulirli. Con le forbici elimino gli occhi, tagliandoli via con attenzione perché possono schizzare liquido scuro, poi individuo il becco, la piccola struttura dura che si trova al centro dei tentacoli, e lo spingo fuori. Controllo che non siano rimasti residui, sciacquo rapidamente e asciugo.

Nelle mie seppie ripiene i tentacoli finiscono proprio nel ripieno: li trito finemente, li faccio rosolare e li unisco a quinoa, verdure ed erbe aromatiche. Nella fregola, invece, li lascio in pezzi più grandi, così si riconoscono nel piatto. In entrambi i casi è uno di quei piccoli accorgimenti che permettono di sfruttare tutto l’ingrediente, nello stesso spirito con cui cerco di evitare lo spreco in cucina.

Come evito di macchiare di nero mezza cucina

Con il tempo ho sviluppato alcune piccole abitudini che mi aiutano parecchio:

  • non schiaccio la sacca dell’inchiostro e la cerco prima di toccare il resto delle interiora;
  • tengo la ciotola degli scarti accanto al tagliere, così non attraverso la cucina con le mani sporche;
  • lavoro con il piano sgombro: con il lavello pieno di stoviglie o il piano occupato da altri ingredienti, il rischio di sporcare tutto aumenta;
  • pulisco subito qualsiasi traccia di nero: se si rompe una sacca la tampono sul posto, invece di trascinarla in giro con la carta, e poi passo acqua fredda e detersivo.

Gli errori che cerco di evitare

L’errore più comune è la fretta: tirare la testa con uno strappo deciso è il modo migliore per rompere qualcosa. Un altro è cercare la sacca del nero dopo aver già manipolato tutte le interiora, quando spesso è troppo tardi. Anche un coltello troppo grande non aiuta: per operazioni di precisione preferisco una lama piccola, che mi permette di controllare meglio i movimenti. E non lascio mai le seppie immerse nell’acqua dopo averle pulite: un risciacquo rapido basta, poi si asciugano.

Come conservo le seppie dopo averle pulite

Se non le cucino subito, le trasferisco in un contenitore pulito e chiuso e le metto direttamente in frigorifero, nella parte più fredda. Non restano sul piano di lavoro mentre preparo il resto della ricetta: il pesce fresco è delicato e preferisco mantenerlo sempre ben freddo fino alla cottura. In ogni caso le cucino il prima possibile, entro la giornata.

Se ho deciso di tenere il nero, lo conservo in frigorifero in un contenitorino chiuso e lo uso a breve, oppure lo congelo.

Le mie seppie ripiene con quinoa: perché la pulizia conta davvero

È proprio quando preparo le mie seppie ripiene al forno con quinoa che mi accorgo di quanto una buona pulizia faccia la differenza: per questa ricetta voglio sacche perfettamente integre. Il ripieno è preparato con quinoa, zucchine, peperone, capperi, prezzemolo, pangrattato integrale e uovo, e anche i tentacoli tritati entrano nella farcia dopo una rapida rosolatura.

Quando arriva il momento di riempirle, però, non le porto mai fino all’orlo: le riempio per circa due terzi. In cottura il mantello si restringe, e un ripieno troppo abbondante rischierebbe di uscire. Uno stuzzicadenti chiude l’apertura e il forno fa il resto.

In conclusione: organizzazione prima, coltello dopo

Se c’è una cosa che ho imparato pulendo le seppie, è che il segreto non sta nella velocità ma nell’ordine:

  1. preparo il piano di lavoro;
  2. separo la testa con calma e individuo la sacca del nero;
  3. tolgo l’osso interno;
  4. pulisco e asciugo il mantello;
  5. solo dopo passo ai tentacoli e agli ultimi dettagli.

Il risultato è una cucina molto più pulita, meno sprechi e soprattutto seppie perfette da farcire, oppure da tagliare a cubetti per una fregola. E se una sacca dell’inchiostro decide comunque di esplodere? Niente panico: si pulisce, si sistema il piano di lavoro e si continua. In cucina gli imprevisti succedono a tutti. L’importante è che non trasformino una semplice preparazione in una linea nera che parte dal tagliere e arriva fino al frigorifero.

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La Cuoca Fit

Sono una semplice appassionata di cucina che, a un certo punto della sua vita, ha fatto delle scelte per stare e sentirsi meglio.
Le mie ricette non vogliono sostituire il parere di un nutrizionista o dietista, ma semplicemente sensibilizzare chi, ad esempio, sceglie sempre una frittura perché pensa che altrimenti il piatto non sappia di niente.
Da qui nasce Ricette Fit: scelgo di mangiare meglio per sentirmi meglio, senza rinunciare al gusto. E proprio perché le domande su alimentazione e salute non smettono mai di arrivare, è nata Dica 33, la rubrica in cui il nostro Marco incontra medici e nutrizionisti per dare risposte che io non posso darvi.
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