Ci sono ricette che nascono perché voglio provare qualcosa di nuovo. E poi ci sono quelle che nascono perché apro la dispensa, vedo un barattolo di crema alle nocciole e mi viene spontaneo pensare: “Ok, questa la voglio rifare io”.
La crema spalmabile sembra una cosa semplice: nocciole, cacao, qualcosa che dolcifica, una parte grassa per renderla cremosa. In teoria basterebbe mettere tutto nel frullatore. In pratica, ottenere una crema davvero liscia, profumata, spalmabile e stabile è un lavoro molto più delicato.
E poi c’è la domanda che arriva sempre: perché senza olio di palma? Nel mio caso la risposta è semplice: volevo una crema fatta in casa in cui il gusto delle nocciole fosse il protagonista assoluto. Ma per capire davvero una crema alle nocciole bisogna partire da molto prima del barattolo.
Da dove arrivano le nocciole?

La nocciola è il frutto del nocciolo, Corylus avellana, una pianta della famiglia delle Betulaceae. Prima di diventare quella piccola sfera marroncina che compriamo al supermercato, vive dentro involucri verdi e sfrangiati, e arriva alla raccolta solo quando è completamente matura.
La coltivazione del nocciolo è importantissima in diverse zone del Mediterraneo e dell’area del Mar Nero. La Turchia è il principale produttore mondiale, mentre l’Italia ha una tradizione agricola meravigliosa: Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia sono terre di nocciole da generazioni.
Quando spalmiamo una crema alle nocciole sul pane, dietro quel gesto c’è una filiera agricola molto più ricca di storia di quanto sembri.
Dalla pianta alla nocciola che troviamo in cucina
La raccolta non è la fine del lavoro. Le nocciole sono ricche di grassi e sensibili all’umidità, quindi la fase successiva è fondamentale: l’essiccazione.
Devono perdere gran parte dell’acqua per essere conservate bene. Una nocciola troppo umida non è solo meno croccante: è più fragile, più soggetta a deterioramento e meno adatta a diventare una crema. Per questo, quando preparo la mia crema, parto sempre da nocciole ben conservate e asciutte.
E poi arriva la tostatura
Se hai mai assaggiato una nocciola cruda e una tostata, sai che sembrano due alimenti diversi. La tostatura cambia tutto: profumo, intensità, aromaticità.
È uno dei passaggi più importanti quando preparo la crema, e anche il più facile da sbagliare. Troppo poco calore e la nocciola rimane anonima. Troppo calore e compaiono note amare.
La tostatura è il momento in cui si costruisce il sapore finale. E quando la nocciola deve diventare la base di una crema spalmabile, quel sapore lo sentirai in ogni cucchiaino.
Come si trasforma una nocciola in crema?
Questo è il passaggio che trovo quasi magico. All’inizio la nocciola tritata diventa granella. Poi farina. Poi una massa umida. E a un certo punto succede la cosa che stiamo aspettando: diventa crema.
Non è magia: sono i grassi della nocciola. Quando la struttura cellulare si rompe, la parte oleosa si libera e la massa diventa fluida. Ed è qui che capiamo una cosa fondamentale: la nocciola non ha bisogno di olio aggiunto per diventare cremosa. Ha già tutto dentro di sé.
La mia crema alle nocciole senza olio di palma

La mia crema alle nocciole senza olio di palma nasce proprio da questa idea: partire dalle nocciole e lasciare che siano loro a fare il lavoro. Non voglio imitare una crema industriale, non è quello il punto.
La differenza più bella è che, quando la preparo in casa, posso decidere io cosa mettere nel barattolo. Posso scegliere le nocciole. Posso controllare la tostatura. Posso decidere quanto cacao usare. Posso evitare l’olio di palma. E posso ottenere una crema che sa davvero di nocciola.
Una cosa che devi sapere: si separa (ed è normale)
Dopo qualche giorno in dispensa, sulla superficie della crema potresti vedere uno strato di olio affiorato. Non è un errore e non significa che sia andata a male: è esattamente quello che succede quando non c’è un grasso semisolido a tenere tutto insieme.
Basta mescolare bene prima di usarla e torna omogenea. Se la tieni in frigorifero si separa meno, ma diventa più dura da spalmare: in quel caso la tiro fuori qualche minuto prima.
Perché l’olio di palma è così utilizzato?
Prima di giudicarlo, bisogna capire perché l’industria lo usa tanto. L’olio di palma è stabile, neutro, semisolido a temperatura ambiente, resistente all’ossidazione: in una crema spalmabile è praticamente perfetto, perché la rende cremosa, stabile e uniforme.
E la palma da olio è una coltura molto produttiva: per ottenere la stessa quantità di olio con altre piante servirebbe più terreno. Il problema non è l’olio in sé. È come viene prodotto.
Perché viene evitato da molte aziende?
La cattiva reputazione dell’olio di palma nasce soprattutto da questioni ambientali: deforestazione, perdita di habitat, impatti sugli ecosistemi tropicali. Molte aziende hanno iniziato a sostituirlo proprio per questo.
Ma attenzione: sostituirlo non significa automaticamente migliorare la sostenibilità. Alcune colture oleaginose richiedono più terreno della palma. Ed esistono filiere certificate: la più diffusa è quella dell’RSPO, un’organizzazione nata nel 2004 che ha definito criteri ambientali e sociali verificati da enti indipendenti. La storia non è “olio di palma cattivo, altri oli buoni”: è molto più complessa.
C’è anche una questione tecnologica
L’EFSA ha valutato alcuni contaminanti di processo che possono formarsi durante la raffinazione degli oli vegetali ad alte temperature, intorno ai 200 °C. I livelli più alti sono stati rilevati proprio negli oli e nei grassi di palma, anche se non riguardano solo quelli: si trovano in quantità rilevanti nella maggior parte degli oli vegetali raffinati.
Non significa che l’olio di palma sia pericoloso di per sé. Significa che la lavorazione industriale richiede controlli molto precisi. Ed è anche il motivo per cui l’Unione Europea ha fissato limiti massimi per queste sostanze negli oli vegetali e negli alimenti per l’infanzia.
Il vero protagonista dovrebbe essere la nocciola
Una crema alle nocciole deve sapere di nocciola. Sembra ovvio, ma non lo è. Quando parto dalle nocciole tostate e le lavoro bene, voglio sentire prima di tutto loro. Poi il cacao. Poi la parte dolce. E tutto il resto deve stare al suo posto.
Farla in casa non è un progetto complicato: serve solo pazienza. La nocciola passa da granella a farina, da farina a pasta, da pasta a crema. E quando finalmente diventa lucida e uniforme, capisci che non serviva nessun olio aggiunto.
E come la mangio?
Pane tostato. Fette biscottate. Pancake. Crêpes. Una fetta di torta. Oppure, se siamo sinceri, direttamente dal cucchiaino. È una crema golosa, certo, e la vedo bene come parte di una colazione o di una merenda. Il fatto che sia fatta in casa non significa che si possa mangiare senza misura: significa che so cosa c’è dentro.
Industria e cucina di casa: due obiettivi diversi

Un barattolo industriale deve essere stabile, identico, conservabile, trasportabile, economico. A casa, invece, voglio una crema buona e profumata, che posso preparare quando ne ho voglia.
La mia crema non deve durare mesi sugli scaffali, non deve viaggiare per migliaia di chilometri, non deve essere identica dopo un anno. Deve essere buona quando la spalmo. E questo cambia tutto.
La mia conclusione
Perché ho scelto una crema alle nocciole senza olio di palma? Non perché penso che l’olio di palma sia “il cattivo”. La questione ambientale è reale, ma esistono filiere sostenibili. La questione tecnologica è complessa, ma riguarda la raffinazione industriale.
La mia scelta è molto più semplice: posso fare una crema che mi piace senza usarlo. Parto dalle nocciole, le tosto, le lavoro, e lascio che siano loro a fare il lavoro.
Quando apro il barattolo voglio sentire il profumo delle nocciole. E se alla fine posso dire: “Questa l’ho fatta io”, allora è già più buona di qualsiasi crema comprata.

