Ciambella di carote e cocco: think organic!

In questi giorni di caldo apocalittico esco poco, ma quando esco uso ormai esclusivamente la borsa di iuta che ti avevo fatto vedere in questo video. Non pensavo mi piacessero le borse così grandi, ma me ne sono innamorata al primo sguardo: ci metto la spesa e tutto quello che mi serve, in modo da non appesantire le braccia e di conseguenza l'addome, che ancora si sta riprendendo.

Ma perché ti parlo di una borsa nel post di una ricetta? Semplicemente perché la cosa che più di tutte mi piace di quella borsa è proprio l'intento che poi è scritto nella tagline del Brand: Think Organic! Pensa Bio!

Ma cosa significa pensare Bio? Io non sono contraria necessariamente all'intervento dell'uomo sulla natura, quando questo sfrutti le capacità intellettive e le conoscenze scientifiche per rafforzare le colture o incrementare la produzione. Deve però essere un win-to-win, deve avere, quindi, più vantaggi che svantaggi.




Attualmente la produzione di massa tende a essere distruttiva: l'uso ingente di pesticidi rende a lungo andare infertili i campi, lo spreco d'acqua e risorse è inimmaginabile e i cicli di raccolta sono totalmente sfasati. Questo ci consente di avere fragole in pieno inverno, ma col risultato di ingerire prodotti di plastica che non sanno di nulla e ci sono costati fin troppo.

Comunque sia, districarsi tra certificati veri e falsi, mi rendo conto, è molto difficile. Io cerco di conoscere l'azienda prima che il prodotto, ma ammetto che se non trovo motivazioni sufficientemente valide a giustificare il dispendio economico a favore del biologico, non lo compro. E' un cammino tortuoso e lungo, ma spero che questo mercato esca dalla nicchia del lusso per sedersi accanto a una produzione più sostenibile nel quotidiano.

Per fortuna, non vivendo in una metropoli l'alternativa ce l'ho, faccio un po' di strada in più e arrivo direttamente al produttore, nei campi.

Una cosa invece più semplice è abituare il nostro palato. Abituarlo a sapori più semplici e genuini, meno costruiti e meno saturi di grassi e zuccheri può aiutarci a mettere sulla bilancia i motivi pregni per fare una scelta più oculata.





Qualche giorno fa, proprio sulla pagina facebook di Damiano, dopo aver scritto la mia recensione, mi sono soffermata su quella di un'altra cliente. Ebbene, si lamentava perché il pesto di pistacchi (buonissimo!) non conteneva all'interno zucchero, edulcoranti o esaltatori. O meglio: si lamentava perché non ci fosse scritto sotto al nome e ben in evidenza e quando l'ha assaggiato si è ritrovata in bocca qualcosa che non conosceva.

Ciò ha portato alla luce due cose su cui ho iniziato a riflettere: il primo è che non siamo abituati a leggere le etichette e il secondo è che non conosciamo il vero sapore delle cose.

Fermati a pensarci con me, sai che sapore hanno gli arachidi senza il sale? No, non crescono direttamente nelle ciotoline del bar insieme allo spritz! :D
E le nocciole senza il cacao? Sai che sapore ha il latte senza lo zucchero? Questa cliente è rimasta delusa da un prodotto, semplicemente perché quando l'ha assaggiato si è resa conto che il pistacchio naturale è diverso dalla crema di pistacchi fatta d'olii spesso di pessima qualità e sciroppo di glucosio che normalmente si trova in commercio.

Se ci pensi troppo, com'è successo a me, finisci per sentirti in un film distopico. Invece è un comportamento che abbiamo tutti. Puoi provare, se non l'hai mai fatto, ad assaggiare lo yogurt greco. Gli yogurt normalmente in commercio hanno tra i 14 e i 20 gr di zucchero per 100 grammi. Ciò significa che per ogni vasetto di yogurt, circa un terzo è zucchero (ovviamente escludendo il lattosio, che è anch'esso uno "zucchero").




Trovi lo yogurt greco troppo acido e non ti piace, vero? Ecco, allora non ti piace lo yogurt, semplicemente, perché di quello dovrebbe sapere.

Di buono c'è  che il cervello, insieme alle nostre papille gustative, possono essere educati e abituati a sapori nuovi e naturali. Io lo sto facendo cercando man mano di ridurre gli zucchero e i grassi troppo complessi dalle mie preparazioni. All'inizio sostituendo lo zucchero con dolcificanti ipocalorici, e poi riuscendo ad ometterlo o affiancarlo a sciroppi più naturali: il malto, il miele, l'acero.

Se non parliamo di pasticceria ad alti livelli (ma anche in quella, non è detto: Montersino continua a far scuola) mi domando: è normale mettere in un plumcake da colazione tanto zucchero quanto farina? Il nostro passato ci viene in aiuto, cosa si usava ai tempi delle nostre nonne per dolcificare le preparazioni? Frutta, vegetali e via discorrendo.

Con questo profumatissimo ciambellone ho provato a racchiudere tutto il buono che ho appreso fino a qui (ed è ancora pochissimo, lo so) sull'alimentazione più consapevoleSenza grassi: infatti non ho utilizzato né burro, né olio, ma esclusivamente quelli buoni del cocco e delle nocciole; senza latte e lattosio e senza zucchero. Le carote sono già zuccherine, ma se non sei convinta puoi aggiungere 50 grammi di miele, malto o altro sciroppo o magari dello zucchero di cocco.

Niente fruste, io ho messo tutto in un semplicissimo mixer!



Ingredienti per la mia
CIAMBELLA DI COCCO E CAROTE CON NOCCIOLE
(stampo da Gugelhupf da 18cm)

210 gr di farina debole (meglio se macinata a pietra)
1 uovo e 2 albumi con codice 0
150 gr di carote Bio (circa due)
50 gr di cocco grattugiato
150 ml di acqua
1/2 bustina di lievito per dolci
1/2 cucchiaino di bicarbonato
un pizzico di sale


In un mixer da cucina con le lame inizia a frullare le uova con un pizzico di sale.
Aggiungi le carote pulite e tagliate a pezzetti e poi via via il resto degli ingredienti.
Versa in uno stampo da ciambella piccolo, io ho leggermente oliato il mio in silicone.
Inforna per 40 minuti a 170° facendo la prova stecchino.





VALORI NUTRIZIONALI:
Ricavando 10 fettine, ognuna avrà:


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